Ho incontrato una persona durante la mia passeggiata al Giro della Rocca qui a Spoleto.
Il discorso ovviamente, a due giorni dal voto, è scivolato sui referendum: “Ci vai a votare” ho chiesto io, convinto che mi avrebbe risposto di sì.
“Ma che ci vado a fare? Tanto quelli fanno sempre quello che vogliono loro. Inutile andarci“. Risponde invece lui.
Sono stato tentato per qualche istante di cercare di convincerlo sul valore del voto, sul valore della scelta, della partecipazione, ma poi lui ha attaccato il suo pippone.
Ha parlato di vaccini che l’amico di suo cugino che è uno che le cose le sa, gli ha detto che per elaborare un vaccino ci vuole più tempo, quindi quello che ci hanno obbligato ad assumere è una schifezza che serve solo a loro. Ce ne sono morti tanti, sapessi quanti.
Poi il discorso è andato sulle scie chimiche, sulle mascherine, sul non ce lo dicono, ma io lo so perché me l’ha detto un amico che lo sa.
A questo punto mi sono chiesto se valeva la pena spingerlo ad andare al voto.
Quindi mi domando: meglio avere un voto consapevole anche se non è quello che avrei votato io, oppure tutto fa brodo?
Non ho cercato di convincerlo.
Meglio un voto di valore secondo me.
Almeno oggi, mentre vado a piedi al seggio per votare, la penso così.
