Considerando una media di 3 secondi a nome, per citare tutti quelli delle persone fino ad ora uccise nella Striscia di Gaza, ipotizzando che sono 90.000, ci vorrebbero circa 75 ore. Per adesso, ma ovviamente i numeri crescono velocemente soprattutto quando si distribuiscono acqua e cibo e la gente sta in fila.
(Ieri ho sentito Rula Jebreal che parla di 350.000 vittime).
Persone uccise per rappresaglia o per liberare definitivamente una terra che più dell’80% degli israeliani ritiene ingiustamente occupata dai suoi legittimi abitanti.
Nomi, quelli dei bambini, degli anziani, delle famiglie palestinesi che forse non si conosceranno mai se non si farà un processo per crimini di guerra appena finita questa follia.
Aggiungendo un’altra ora si potrebbero citare anche i nomi di tutte le persone uccise nell’assurda strage del 7 ottobre, durante il Festival Supernova vicino al kibbutz di Re’im.
Quindi 76 ore solo per citare i nomi delle vittime di questa guerra contro l’umanità. E le vittime hanno tutte la stessa dignità. I numeri contano poco. Non si tratta di fare una graduatoria della gravità in base a quante sono le vittime di una parte e dell’altra.
La schifezza di queste azioni vale lo stesso da qualsiasi parte ti trovi.
Una pazzia, quella che si consuma a Gaza, a cui continuiamo ad assistere con la certezza di poterci fare poco o niente.

