Cuba, gratitudine e futuro
In questi giorni si parla molto della situazione difficile che sta vivendo il popolo cubano. Una crisi profonda, che tocca l’energia, il cibo, i trasporti, la vita quotidiana di tante persone. E mentre ascoltiamo queste notizie, credo sia importante ricordare una cosa.
Quando l’Italia era in ginocchio per il Covid, quando gli ospedali erano al limite e la paura era ovunque… Cuba ha mandato i suoi medici e i suoi infermieri. Sono arrivati a Crema, a Torino, in piena emergenza. Hanno lavorato accanto ai nostri medici, giorno e notte, senza chiedere nulla in cambio. L’Italia ha pagato un contributo allo stato Cubano. I medici hanno curato i nostri malati, hanno condiviso rischi, fatica, umanità.
Oggi, mentre loro affrontano una crisi durissima, forse è il momento di restituire un po’ di quella solidarietà. Non possiamo risolvere tutto, ma possiamo fare qualcosa.
Possiamo sostenere le associazioni che portano aiuti umanitari. Possiamo diffondere informazioni corrette, perché la solidarietà nasce anche dalla consapevolezza. E possiamo scegliere un gesto semplice ma potente: viaggiare.
Sì, viaggiare. Perché il turismo è una delle poche risorse che può davvero aiutare le famiglie cubane, direttamente. Ogni notte in una casa particular, ogni pasto in un paladar, ogni taxi, ogni guida locale… sono soldi che vanno nelle mani delle persone, non nei circuiti lontani.
E Cuba, nonostante tutto, resta un luogo straordinario. La musica che ti entra nel cuore. Le città coloniali che sembrano sospese nel tempo. Le spiagge che non hanno bisogno di filtri. E soprattutto… la gente. Una gentilezza che non si dimentica.
Io sono stato a Cuba quando ancora il turismo non era organizzato come oggi. Vedendo che ero straniero, i cubani mi parlavano in lingua russa. In quel periodo i turisti venivano quasi solo dalla grande Russia. Oggi è molto diverso ma lo spirito e il desiderio di libertà di quel popolo somiglia molto a quello di allora. Gli Stati Uniti non hanno mai perdonato a Cuba di aver rinunciato al ruolo di bordello degli USA e continuano con il Bloqueo. L’embargo. Adesso con Trump poi, figuriamoci.
Se stai pensando a un viaggio nei prossimi mesi, potresti scegliere Cuba. Non solo per vedere un posto meraviglioso, ma per dire grazie. Con un gesto concreto, umano, diretto. Non sarà un viaggio semplice, ricco, pieno di certezze, ma sarà un modo per scoprire un mondo in piedi, con la schiena ancora abbastanza dritta, nonostante tutti gli attacchi alla dignità e all’indipendenza.
In un mondo che spesso dimentica, noi possiamo ricordare l’aiuto che ci hanno portato quando eravamo noi in difficoltà. E possiamo contribuire a tenere acceso questo fuoco che sa di popolo fiero.
I medici cubani in Italia durante il Covid furono pagati?
Sì. I professionisti della Brigata Henry Reeve arrivati in Italia nel 2020 non lavorarono gratuitamente: il loro intervento fu regolato da un accordo ufficiale tra le autorità italiane e quelle cubane.
Come funzionava l’accordo
- L’Italia copriva i costi della missione, come avviene per tutte le brigate mediche internazionali.
- Il pagamento non andava direttamente ai singoli medici, ma allo Stato cubano, che poi riconosceva ai professionisti una parte dello stipendio secondo le norme interne del Paese.
- Questo modello è lo stesso utilizzato da Cuba in decine di missioni mediche nel mondo.
Ma resta un fatto importante
Anche se la missione era retribuita, il valore umano del loro intervento è stato enorme. Sono arrivati in un momento in cui:
- l’Italia era uno degli epicentri mondiali della pandemia,
- molti Paesi non erano in grado di inviare aiuti,
- e la pressione sugli ospedali era drammatica.
Il loro contributo è stato riconosciuto da medici, sindaci, regioni e cittadini come un gesto di solidarietà concreta, al di là degli aspetti economici.
