CARLO, DEVO RACCONTARTI UNA COSA

link all’originale cliccando sulla foto

Te ne sei andato il 3 febbraio del 2017. Cinquantanove anni. Troppo presto, e lo sai. Ma quello che non sai — quello che nessuno poteva immaginare neanche allora — è cosa è successo dopo. Proprio nel tuo mondo, Carlo. Proprio lì.

Tu mi hai insegnato molto. Ricordo quando mi spiegavi le cose con quella pazienza un po’ divertita che avevi, come se fosse ovvio ma non ti pesasse spiegarlo. Internet, i motori di ricerca, come funzionava davvero la rete sotto la superficie. Io facevo domande da profano, tu rispondevi da chi ci viveva dentro. Grazie a te ho capito cose che da solo non avrei mai afferrato.

Ecco perché adesso vorrei tanto che fossi qui. Perché è successa una cosa che tu avresti capito molto prima di me. E avresti avuto mille cose da dire.

Si chiama intelligenza artificiale. Non è una cosa nuova — lo so che già nel 2017 se ne parlava, e tu ne sapevi sicuramente più di me. Ma quello che è successo dopo è diverso. È cambiato di brutto quel mondo.

Alla fine del 2022 è uscito uno strumento che si chiama ChatGPT. Lo ha fatto una società americana, OpenAI. In pochi giorni lo usavano milioni di persone in tutto il mondo. Non era un programma come gli altri. Era qualcosa con cui potevi parlare. In italiano, in inglese, in qualsiasi lingua. Gli facevi domande, gli chiedevi di scrivere, di spiegare, di ragionare. E lui rispondeva. Non recuperava informazioni come un motore di ricerca. Le elaborava. Le componeva. Come se capisse.

Carlo, in pochi mesi ha cambiato il modo in cui la gente lavora, studia, scrive, cerca informazioni. I medici lo usano per orientarsi nelle diagnosi. I programmatori lo usano per scrivere codice. Gli studenti lo usano per studiare. Le aziende lo usano per quasi tutto. C’è chi ha paura, chi è entusiasta, chi non sa ancora cosa pensare.

Poi sono arrivati altri. Google, Microsoft, Meta — tutti a correre. È diventata la gara tecnologica più grande degli ultimi vent’anni. Forse di sempre.

Io ci parlo, con queste intelligenze artificiali. Qualche volta mi aiutano davvero. Qualche volta sbagliano con una sicurezza che fa quasi ridere. Ma ogni volta che le uso penso a te. Penso che saresti stato lì davanti allo schermo con gli occhi spalancati, non di sorpresa — tu le sorprese tecnologiche le anticipavi sempre — ma di quella soddisfazione di chi vede arrivare qualcosa che aspettava.

Mi avresti chiamato e mi avresti detto: hai visto? Te lo dicevo io.

E avresti avuto ragione. Come quasi sempre.

Qui nel tuo mondo è successa una cosa enorme. E la persona con cui avrei voluto parlarne eri tu.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.