L’autore è Lorenzo Maria Dell’Uva, giornalista, runner e fotografo, descritto in rete come un esperto della Maratona di New York e profondo conoscitore della cultura americana e della città. Vive tra Bologna e Brooklyn e ha scoperto la NYC Marathon nel 2008, innamorandosene al punto da correrla più volte e dedicarle un libro molto completo.
La guida di Lorenzo Maria Dell’Uva viene descritta da recensori e runner come il riferimento più completo e “definitivo” sulla Maratona di New York, più articolato e profondo rispetto alle guide generiche o agli articoli online.
Completezza e struttura “a 360 gradi”
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Viene definita “il libro più completo sulla Maratona di New York”, con una copertura che va dalla storia alla strategia di gara, fino alla vita in città.
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La suddivisione in tre grandi sezioni (gara, New York come città, correre a New York) la rende una guida non solo per il giorno della maratona ma per tutto il viaggio, inclusi spostamenti, alloggi, cibo, shopping e itinerari di allenamento.
Analisi tecnica del percorso
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Recensioni specialistiche sottolineano la descrizione “miglio per miglio” del tracciato, molto più dettagliata di quella che si trova normalmente in rete.
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Questo livello di dettaglio permette di pianificare la strategia di gara conoscendo in anticipo criticità, ponti, salite, cambi di ritmo e punti chiave di tifo e rifornimento.
Voci autorevoli e testimonianze
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Il libro integra consigli tecnici di Fulvio Massini e testimonianze di campioni e personaggi noti (Zanardi, Linus, Franca Fiacconi, Orlando Pizzolato e altri), cosa rara nelle semplici guide o blog post.
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Questa coralità di voci dà al lettore sia indicazioni pratiche sia un racconto emotivo e motivazionale dell’evento.
Sguardo da insider su New York
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Recensioni e articoli evidenziano come l’autore, vivendo tra Bologna e Brooklyn, offra consigli “da locale” su dove mangiare, dormire, fare shopping tecnico e come muoversi senza stress nei giorni della gara.
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Sono apprezzati in particolare i suggerimenti “non scontati”, come le strategie per arrivare alla partenza senza alzarsi nel cuore della notte o per uscire dall’ingorgo post-arrivo a Central Park.
Utilità per runner e accompagnatori
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Diversi commenti sottolineano che il libro è pensato sia per chi corre sia per chi accompagna: contiene indicazioni specifiche su come seguire la gara da spettatore, dove posizionarsi lungo il percorso, come incrociare il proprio atleta nei vari borough.
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Questa doppia prospettiva lo distingue dalle guide puramente tecniche o dai racconti autobiografici di singoli runner.
Domande interessanti per l’autore
Qual è il punto più emozionante di tutta la corsa? Per me il Queensboro bridge. l’uscita.
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Cosa rende la Maratona di New York diversa da tutte le altre: il percorso, il pubblico o la sua atmosfera quasi cinematografica?
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Nel libro, qual è la curiosità o l’aneddoto che secondo lei sorprende di più anche chi corre da anni?
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Se dovesse spiegare la maratona a chi non ha mai corso nemmeno una 10 km, da dove partirebbe?
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New York è più una gara o un’esperienza di vita? E in quale momento della corsa cambia davvero volto?
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Qual è l’errore più comune dei debuttanti alla NYC Marathon?
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C’è un punto del percorso che per lei ha un significato speciale, dal punto di vista tecnico o emotivo?
Domande divertenti
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Se la Maratona di New York fosse un personaggio, che carattere avrebbe: severo, teatrale, generoso o un po’ matto?
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Tra i cinque borough, quale “vince” la sfida del tifo più rumoroso e quale invece ti mette più alla prova?
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La vera maratona è correre 42 km o convincere amici e familiari che l’idea è divertente?
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Cosa si nota di più al traguardo: la fatica, l’emozione o il pensiero “mai più… almeno fino all’anno prossimo”?
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Se dovesse scrivere una guida per i maratoneti con senso dell’umorismo, quale sarebbe il capitolo più utile?
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In una scala da 1 a 10, quanto conta la testa rispetto alle gambe a New York? E quanto conta il caffè prima della partenza?
Domande per Piergiorgio
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Piergiorgio, dopo 21 maratone di New York, qual è la cosa che continua a sorprenderti ogni volta?
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Esiste un momento in cui senti di conoscere la città meglio da corridore che da visitatore?
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Dopo la prima maratona, cosa cambia davvero: il corpo, la testa o il rapporto con le altre corse?
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Hai mai pensato, arrivato al 21esimo arrivo, che la vera impresa fosse restare innamorato della stessa gara così a lungo?
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Qual è il consiglio che daresti a uno che ne ha corsa una sola e a uno che invece ne ha fatte ventuno?
Domande incrociate
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Voi due avete due esperienze molto diverse: uno ha scritto il libro, l’altro ha scritto una storia personale lunghissima. Qual è la differenza tra raccontare una maratona e viverla ventuno volte?
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C’è qualcosa che l’autore ha scoperto studiando la corsa e che Piergiorgio ha capito solo correndo?
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Secondo voi, la maratona di New York è più una sfida sportiva o una prova di carattere?
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Se doveste spiegare a me, che ne ho corsa una sola, perché si torna sempre a New York, quale sarebbe la risposta in una sola frase?

