LA SIGNORINA GIULIA

Ho l’età per ricordare la lettura di questa opera di Strindberg proposta a Spoleto da Ingmar Bergman per il Dramaten Theatre. Era il 1986. Teatro Nuovo che adesso si chiama Menotti. (Nella foto la versione di Bergman a Spoleto).

A San Simone invece molto più recentemente, Luca Ronconi ha allestito numerosi suoi spettacoli molto apprezzati.

Mo andare proprio a San Simone per assistere a “La Signorina Giulia” proposto dal Festival di Spoleto in collaborazione con il Teatro dell’Umbria, un po’ di curiosità mi viene.

Intanto si aspetta fuori e la fila per entrare va un po’ per le lunghe.

Che succede”? Chiede qualcuno.

Niente di grave. Dobbiamo misurare la temperatura a chi entra ma il termometro non è ancora arrivato”. O magari ha semplicemente smesso di funzionare.

E allora parte un signore dell’organizzazione, si allenta la cravatta e corre a cercare il termometro.

Mmmm… vedrai che questo è Bergman che ci controlla nascosto da qualche parte e ci vuole dire qualcosa.

Finalmente arriva il misuratore. Bene. Nessuno ha la febbre e si può entrare.

Il ragazzo alla porta punta il lettore di codice a barre per convalidare il biglietto che quest’anno arriva via mail e ognuno se lo stampa a casa.

Però e qui forse è la volta dello spirito di Ronconi, il lettore non funziona. Dajeee.

Qualcuno propone di convalidare il biglietto facendo un piccolo strappo al foglio.

Niente. Le ragazze della produzione dicono che non si può perché l’operazione deve essere registrata in maniera digitale.

E allora?

Beh allora visto che si sta facendo tardi, la produzione cede e si approva l’emendamento strappetto.

Però a questo punto arriva il responsabile della sicurezza Covid che impone al ragazzo sulla porta, l’uso dei guanti per evitare contatto.

Ci siamo quasi.

Ma ancora non ce la facciamo perché una signora fra quelle che sono in fila per entrare dice che i guanti andrebbero cambiati ad ogni strappetto, sennò il contagio si potrebbe trasmettere da foglio a foglio e l’unico al sicuro sarebbe quello che strappa.

Tutti la guardano male e si procede con lo strappetto.

Entriamo ma bisogna attendere prima di prendere posto in sala.

Eh certo, perché intanto qualcuno ha fatto funzionare il lettore a barre e quindi si ricomincia il giro e si scansionano tutti i biglietti già strappati.

Sento Ingmar e Luca che sghignazzano da qualche parte nello spazio magico di San Simone.

Poi però si comincia.

Ci accomodiamo in sala dopo aver cambiato la mascherina e aver disinfettato le mani.

Si abbassano le luci di servizio e si accendono quelle della scena.

La scenografia di Nicolas Bovey particolare. Interessante, sfiziosa, nuova, stuzzicante.
Le luci, realizzate dallo stesso scenografo, sono di altissima qualità.
La regia di Leonardo Lidi, che ha curato anche l’adattamento, è accorta e puntuale.
Gli attori: Giuliana Vigogna, Christian La Rosa, Ilaria Falini, tutti, veramente bravi.
I costumi di Aurora Damanti sono molto curati.
Pure il supporto acustico a cura di G.U.P. Alcaro è giusto.
Strindberg ci mette del suo certo, ma il regista Leonardo Lidi arricchisce l’opera con una lettura brillante, piena di ritmo, di contenuto.
Bravi tutti.
Pure quello che ha recuperato il termometro, ma soprattutto bravi anche Ingmar e Luca che hanno smesso di mugugnare e alla fine hanno applaudito anche loro.
Bello spettacolo. Ed era solo la prova generale.
Io consiglio di vederlo.
Ogni tanto, se ami il teatro, qualcosa del genere te la devi concedere.

 

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