SPETTACOLO A LUME DI CANDELA

Sono stato a vedere il tributo a Giorgio Strehler al Teatro Romano di Spoleto per il Festival dei Due Mondi.

Si celebravano i 100 anni dalla nascita alla presenza di Andrea Jonasson moglie del celebre regista scomparso nel 1997, delle attrici Pamela Villoresi, Giulia Lazzarini e di altri attori, registi, musicisti.

Proprio la Villoresi ricordava quella volta che all’Odeon di Parigi, mentre recitavano un testo di Goldoni, per la regia di Strehler, andò via la corrente elettrica.

In quell’occasione non si persero d’animo e continuarono lo spettacolo dotando ogni attore di una grossa candela che veniva avvicinata al volto di chi recitava.

Mezza Parigi era bloccata dalla mancanza di corrente, ma gli attori italiani non si fermarono.

E qui il pubblico del Teatro Romano scatta in un orgoglioso applauso.

Questo episodio raccontato in una serata estiva, nel teatro all’aperto, me ne ha fatto tornare alla mente un altro.

Quello che successe a Genova al Teatro Politeama (o forse era al Teatro Lirico di Milano) durante una replica di Re Nicolò di Wedekind.

Regia di Egisto Marcucci. Scene e costumi di Enrico Baj.

Gli attori erano, fra gli altri, Giorgio Albertazzi ed Elisabetta Pozzi.

Lo spettacolo era prodotto dal Teatro Stabile di Genova.

Anche quella volta lì andò via la corrente e io che mi occupavo delle luci, sono rimasto senza poter fare proprio niente.

Però quello era uno spettacolo molto fortunato perché aveva dei tecnici veramente speciali e fra loro, il direttore di scena Giuseppe (Pino) Rombolà.

Sua fu l’idea di usare delle bacinelle che avevamo in attrezzeria, per riempirle di candele e piccoli ceri accesi.

Mandò in scena i bravissimi e sensibili attrezzisti con queste speciali fonti di luce magica e li incaricò di illuminare la scena nei posti dove serviva.

In tutto questo, alla fine dello spettacolo, Giorgio Albertazzi ringraziò Pino e si intrattenne con il pubblico per raccontare come mai il testo delle opere teatrali antiche descriveva sempre il nome di chi recitava in quel momento… “ecco che arriva Amleto“…

Non era per pigrizia dell’autore, ma semplicemente perché le luci dell’epoca non consentivano al pubblico di riconoscere subito il personaggio.

Quindi quella sera vivemmo un momento interessante, accompagnato da citazioni colte sulla storia del teatro da parte di Albertazzi e il tutto fu arricchito dalla trovata di Pino che si è meritato un bell’applauso.

Bravo Pino.

La serata al Teatro Romano sta qua.

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