E NUN CE VONNO STA’

Immagine da internet. Cliccaci sopra per arrivare alla fonte.

Mi scappa di scrivere qualcosa su quelle persone, in genere uomini ma non è detto, che, come dice il titolo, non accettano il tempo che passa e che si porta via tanto.

Il tempo che strappa via capelli, colori, salute, elasticità, entusiasmo e lascia al loro posto acciacchi, malinconia, giunture doloranti, affanno e rimpianti.

Ha un che di troppo forzato e poco sereno questo bisogno che in molti miei coetanei provano di esibire una donna giovane quasi a voler dimostrare al proprio gruppo di coetanei che “ho ancora cartucce da sparare“.

La vita ci scopre deboli, magari dopo una delusione o un lutto e molti sentono il bisogno di reagire.

Non ci vogliono stare queste persone e vedono nell’esibizione di una “preda giovane“, il momento della rivincita.

Allora fioriscono al collo catene d’oro con crocifissi over size, tinture di capelli, qualche anello un po’ troppo vistoso sulle dita grassocce, la macchina cabrio, oppure, meglio ancora, la moto.
Nei casi più estremi arrivano anche i capelli di lui raccolti in un debole codino.

Vedo questi maturi signori a cavallo di importanti cilindrate, con la capoccia infilata nel casco che strizza le guance.

Caschi pieni di facce per guidare la moto che da giovane era difficile permettersi.

Caschi così stretti che non lasciano manco lo spazio per sorridere.

Seduta dietro la ragazza, o la donna ancora piacente, spesso straniera che viene trasportata sul sellino in posizione a volte troppo poco naturale.
Starebbe più tranquilla, la donna, con le gambe tutte e due dallo stesso lato ma non si può.

Si fermano al bar questi signori fasciati in giubbotti di pelle.
Scendono cercando di imitare l’elasticità di un giovane, salutano con movimenti molto evidenti del braccio, e si siedono al tavolo per ordinare qualcosa che sia contenuto in bicchieri molto vistosi, meglio se con qualche ombrellino.

Un Crodino rosso per lei.

Patatine e noccioline divorate tutte fino all’ultima, con gesti da frontiera americana.

Bevono velocemente per non perdere tempo che i bar da visitare e gli amici da salutare sono parecchi.

Fanno tristezza questi personaggi? Sono pittoreschi?

Boh. Non lo so.

Certo questa fatica ad accettare le varie stagioni della vita mi fa pensare.

E me li vedo, questi miei coetanei mentre tentano di riattaccare sul ramo le foglie ingiallite che l’autunno fa cadere, mentre il vento muove le frange del giubbotto di pelle.

Io personalmente trovo gradevole anche il colore dell’autunno e penso che inseguire sempre la primavera a volte non aiuta nemmeno a vivere bene.

Ma per fortuna non siamo tutti uguali e c’è anche chi si sente bene così.

La foto ovviamente poco c’entra con il testo dell’articolo, ma questa ho trovato. Appena posso la cambio con una più azzeccata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.