@moreno.carlini PROVOCAZIA Idee nuove per Spoleto cercasi
PROVOCAZIA
Ieri avevo un appuntamento a Perugia, così sono partito presto da Spoleto. Erano le sette e un quarto della mattina.
Sono uscito da casa, ho stranamente ritrovato subito dove avevo parcheggiato la macchina la sera prima, succede raramente. In genere faccio dei lunghi giri a piedi, ma questa volta ci ho azzeccato subito a prima botta.
Ho notato che a quell’ora non c’era nessuno in giro.
Nessuna macchina che passava. Troppo presto anche per le mamme che col SUV accompagnano a scuola i figli.
Abito in centro, ma dopo gli ultimi terremoti, dopo i servizi che spariscono come calzini nella lavatrice, dopo che gli abitanti storici se ne sono per gran parte scappati in periferia o in altre ci
ttà, qui siamo rimasti in pochi.
Un centro storico bello, anche se con una bassa manutenzione, che per gran parte del giorno in questa stagione si trova pochissimo frequentato.
Peccato.
Comunque sono partito per Perugia e sono arrivato dalle parti del raccordo che gira intorno al capoluogo verso le otto.
Grande traffico, molto movimento, automobilisti nervosi, appuntamenti che si rispettano solo per fortuna.
Io sono arrivato in tempo. Ho questa mania di arrivare in anticipo che non va bene.
Come arrivare in ritardo secondo me. Un altro modo di non essere puntuali.
E mentre stavo nel traffico pensavo: ma siamo veramente sicuri che vivere in un posto senza confusione sia così brutto?
Senza confusione ma anche senza servizi si potrebbe dire.
E allora pensavo che noi spoletini viviamo a una quindicina di minuti da Foligno dove mi dicono che gli abitanti e gli operatori economici sono più capaci di noi proprio nel commercio.
Più negozi, gentilezza diversa, mi dicono eh, che io non vado a comprare fuori Spoleto.
E dall’altra parte più o meno alla stessa distanza in auto, abbiamo Terni che invece sembra più capace in quello che riguarda produzione e industria.
Noi siamo in mezzo.
Allora forse bisognerebbe smetterla di attaccare chi gestisce le nostre scelte perché poco capace e con scarsa visione di sviluppo.
Ma se invece questi personaggi stessero più o meno consapevolmente portando a compimento il progetto di farci confluire da altre parti abbandonando Spoleto?
Possibile no?
E perché dobbiamo remare contro proprio noi?
Quindi: non sarebbe possibile immaginare Spoleto come un posto dove campare serenamente, venirci a dormire, andarci a mangiare una pizza, al cinema, a teatro, passeggiare, insomma campare serenamente?
Propongo di abbracciare la nostra identità di “città della qualità della vita” invece che della quantità di servizi.
Smettere di dannarci l’anima per la sparizione dei negozi che tanto secondo me non hanno ancora trovato un modo intelligente di competere con le proposte di internet e se si continua così può andare a finire in un modo solo.
Capire che noi la Pozzi l’abbiamo chiusa. Le banche locali ce le siamo fumate. Il commercio al dettaglio l’abbiamo disintegrato salvo qualche eroe che rimane coraggiosamente in trincea.
Allora restituiamo a Spoleto il suo carattere di posto vocato alla cultura, al bello, al turismo, allo spettacolo.
Poi per i negozi arrangiamoci per la sopravvivenza giornaliera con quello che ci sta ancora qua e se ci serve qualcosa in più andiamo fuori città.
Pure per il lavoro in fabbrica andiamo fuori, via. Non è una sconfitta, ma una scelta strategica.
Certo servirebbero sistemi di trasporto pubblico precisi, puntuali, puliti, economici per raggiungere le località vicine.
Magari anche mezzi gratis come promette il nuovo sindaco di New York per la sua città.
Insomma usciamo da questo limbo. Eravamo la Città dei Due Mondi e ce ne ritroviamo non più due, ma forse manco uno intero. Un pezzetto.
Decidiamo che cosa vogliamo essere che così non si cresce e non si crepa.
Provocazia.
Ripeto: questa è solo una provocazione giusto per smuovere un po’ e farsi una risata, ma magari può aiutare qualcuno di quelli che dovrebbero proporre soluzioni, a farlo con idee vere. Magari pure nuove.
Perché come dice Jane Jacobs: “Una città senza sogni è una città senza futuro.”
