I CECCHINI ITALIANI

«Ci sono storie che, anche dopo anni di letture, continuano a sconvolgermi. L’inchiesta aperta a Milano sui cosiddetti “cecchini del weekend” è una di queste.

Durante l’assedio di Sarajevo, all’inizio degli anni ’90, mentre una città cercava solo di sopravvivere, c’erano persone — anche dall’Italia — che pagavano per salire sui tetti e sparare ai civili. Un vero safari umano. E la cosa più terribile è che, secondo diverse testimonianze, i bambini erano considerati i bersagli “più apprezzati”. Lo dico e faccio fatica a crederci ancora oggi.

Poi tornavano a casa dalla famiglia, dai figli, in ufficio.

Per anni si è pensato fosse una leggenda nera. Ora no: la magistratura sta iniziando a identificare alcuni di questi “turisti della morte”. Vedremo dove porterà questa indagine, ma già il fatto che emerga dopo trent’anni ci ricorda una verità semplice e durissima: la violenza sistematica, quella che disumanizza e trasforma l’altro in un bersaglio, ha sempre la stessa logica.

La storia ce l’ha mostrato più volte, in epoche e luoghi diversi. E ogni volta ci costringe a fare i conti con la parte più buia dell’essere umano.

Per questo questa indagine è importante: perché la memoria non è un archivio, è un dovere. E perché ci lascia una domanda che pesa come un macigno: quante di quelle persone camminano ancora oggi tra noi, protette da un silenzio lungo trent’anni.»

Non lasciamo cadere questa storia. Non perdiamo di vista questi assassini della domenica. Qualcuno dice che siamo tutti a rischio di scatenare quella violenza.

Secondo me no, ma seguiamola questa notizia che se la lasciamo andare quelli lì ce li ritroviamo candidati per qualche elezione.

Qua il video

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