Negli ultimi anni ci siamo abituati a usare servizi digitali gratuiti. Google e altre piattaforme simili ci forniscono mappe, meteo, social, intelligenza artificiale, gestiscono le foto della nostra storia.
Ci semplificano la vita ogni giorno, senza chiederci apparentemente nulla in cambio.
In realtà, il prezzo, come da un po’ sappiamo tutti, lo abbiamo già pagato con i nostri dati.
Ricerche, spostamenti, preferenze. Tutto contribuisce a costruire un profilo sempre più preciso di noi che siamo visti come un’opportunità commerciale profilata in maniera sempre più precisa.
Ma oggi arriva una nuova domanda: cosa succederà quando questi sistemi non avranno più bisogno dei nostri dati, perché ormai sanno già chi siamo, cosa ci piace acquistare, come la pensiamo e sanno pure cosa faremo?
Se le nostre abitudini sono prevedibili, se non addirittura pilotate, il valore non sarà più nella raccolta dei dati, ma nella capacità di anticiparci.
E allora, a quel punto, con cosa pagheremo questi servizi così utili?
Forse con abbonamenti come già succede oggi per l’AI. Forse con il nostro tempo. O forse con qualcosa di più sottile: la nostra libertà di scelta, sempre più condizionata da ciò che ci viene proposto.
Non è per forza un male, ma richiede consapevolezza.
Perché finché scegliamo davvero, il rapporto resta uno scambio.
Altrimenti rischia di diventare una dipendenza invisibile.
Tanto per essere onesti, ti dico che questo stesso testo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale su input umano.
Tu cosa ne pensi? Viene anche a te un dubbio ogni tanto?

