
L’intenzione era quella di rimanere per un po’ ad assistere allo spettacolo e poi approfittare del primo momento buono per svignarmela.
5 ore di spettacolo sono tante per tutti.
Sì certo il teatro, lo spazio di San Simone dove si sente ancora la voce gentile di Luca Ronconi è accogliente, ma 5 ore con tutto quello che c’è da fare in questo Festival 2026, sembrano troppe.
Mi è toccato un posto a sedere in prima fila. Proprio a un metro dal palcoscenico. E già da questo si capisce che la fuga non sarebbe stata facile.
Poi la regia di Peter Stein non è una cosa da sottovalutare. Tanto bene oggi poi (29 giugno) che si festeggia San Pietro. Il nome del regista. Auguri.
Il testo di Cechov è una motivazione ancora più forte del posto in prima file da cui è difficile scappare.
Comunque rimango almeno fino all’intervallo mi dico.
Intervallo che arriva dopo un paio d’ore dall’inizio.
In questo tempo ho modo di apprezzare il ritmo interessante.
La padronanza della scena da parte di tutti gli attori, la gestione dei tempi sapientemente amministrata.
Anche le controscene sono apprezzabili. Assistere ad una prova d’attore completa come quella che vedo in scena qua è un privilegio a cui ci eravamo disabituati.
Maddalena Crippa è un monumento leggero su cui si appoggia la commedia.
Il vento impetuoso che smuove Alessandro Averone, ti sballottola sulla sedia.
Ci sono tutti nel ruolo e nell’impostazione.
Parti misurate, profonde, da parte di tutti gli interpreti. Tutti.
Non capita spesso di poter assistere ad uno spettacolo così coinvolgente.
Insomma l’intervallo è arrivato. Non me ne sono andato come avevo programmato. Sono rimasto fino agli applausi meritatissimi che il pubblico ha voluto tributare per lunghi minuti.
“Quindi sei rimasto per la recitazione, per il ritmo, per la regia, per la messa in scena abilmente ripristinata dall’ottimo Leo Muscato, per l’intensità del testo, per la recitazione di alto livello, o magari solo per tigna“?
No no. Sono rimasto fino alla fine perché Platonov in questa messa in scena proposta dal festival di Daniele Cipriani mi è piaciuto proprio.
“Insomma consigli di andarlo a vedere“?
Sarebbe un’occasione sprecata non farlo.
Bello bello.
di Anton Čechov
regia Peter Stein
personaggi e interpreti
Michaíl Vassílevich Platònov Alessandro Averone
Anna Petròvna Vòjnìzeva Maddalena Crippa
Abram Abràmovich Venghèrovich Sergio Basile
Porfirij Seminòvich Glagòliev Gianluigi Fogacci
Ivàn Ivànovich Triletzkij Andrea Nicolini
Nicolaj Ivànovich Triletzkij Francesco Santagada
Sofia Egòrovna Maria Chiara Centorami
Alexandra Ivànovna (Sascia)Odette Piscitelli
Òssip Alessandro Sampaoli
Maria Efímovna Grècova Emilia Scatigno
Isaak Abràmovich Venghèrovich Tommaso Garrè
Timoféi Gordéievich Bugrov Davide Lorino
Kiríl Porfírevich Glagòliev Sebastian Gimelli Morosini
Serghej Pàvlovich Vòjnizev Giulio Petushi
Katia Paola Giorgi
traduzione e adattamento Peter Stein
musiche originali composte da Andrea Nicolini
eseguite dal vivo da Andrea Nicolini e Davide Lorino
scene Ferdinand Woegerbauer
costumi Anna Maria Heinreich
luci Mattia De Pace
assistente regista Carlo Bellamio
produzione Tieffe Teatro Milano, Fondazione Teatro di Roma, Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Stabile di Palermo
