IL SIPARIO SI APRE SU UN ALTRO MONDO

Ci sono notizie che meritano il loro applauso, e questa se lo merita tutto, dalla platea al loggione. Il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto è entrato, insieme al sistema dei teatri condominiali dell’Italia centrale, nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Sipario, dunque, ma quello buono: che si apre, invece che chiudersi.

La decisione arriva da lontano, da Busan, Corea del Sud, dove il Comitato del Patrimonio Mondiale ha detto sì a un’idea tutta italiana e un po’ folle, se ci si pensa: costruire teatri come si costruiscono le case, con i palchi di famiglia tramandati come il servizio buono, in un intreccio di architettura, socialità e provincia orgogliosa che nessun altro paese al mondo ha mai osato replicare.

Un modello nato tra Settecento e Ottocento, quando andare a teatro non era un vezzo culturale ma un modo di stare al mondo insieme agli altri, magari litigando col vicino di palco.

Con questo sessantaduesimo sito, l’Italia resta la nazione più UNESCO d’Europa. E Spoleto di questi siti, ne vanta addirittura due.

Dietro il riconoscimento, la solita squadra affiatata all’italiana: Regione Marche capofila, Ministero della Cultura a fare da regista, Umbria ed Emilia-Romagna in scena, comuni e territori a fare da coro.
E in questo coro, la voce di Spoleto non è quella di una comparsa: il Menotti, oggi cuore pulsante del Festival dei Due Mondi, del Teatro Lirico Sperimentale e di numerose altre proposte culturali, è da quasi due secoli il luogo dove la città si racconta al mondo, e ora il mondo, ufficialmente lo celebra.

Martedì 28 luglio, alle 15 in Sala XVII Settembre, si racconterà come ci si è arrivati.
Ci saranno il vicepresidente della Regione Tommaso Bori, il sindaco Andrea Sisti e l’assessore Danilo Chiodetti, pronti a spiegare che dietro un titolo altisonante c’è sempre, in realtà, un lavoro paziente, fatto di carte, incontri e ostinazione.

Un passaggio di primaria importanza“, hanno detto sindaco e assessore, parlando di cultura come motore di sviluppo e non come suo ornamento. Parole che suonano bene, certo, come suonano sempre bene le buone intenzioni: ora tocca alle prossime stagioni dimostrare che il sipario, una volta alzato, sa anche restare aperto.

Aspettiamo che il Teatro Unesco venga usato come strumento di crescita e di sviluppo non solo culturale, ma anche economico.

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