UNA DOMENICA MATTINA

Davanti al computer, cercando qualcosa di interessante da scrivere.
All’improvviso dal giardino sotto casa arrivano le urla di mia madre.
È disperata. Urla a squarciagola. Cos’è successo?

Mi affaccio alla finestra e la vedo con vicino un uomo marocchino e due carabinieri.
Mannaggia come viaggia la capoccia. Giù per le scale di corsa per aiutare, capire, proteggere.
Appena arrivato scopro che il marocchino sta consolando mia madre perché i carabinieri con la loro auto hanno investito Milza, la gatta della nostra famiglia.

Vedi che le cose a volte sono diverse da come sembrano a prima botta?
La gatta comunque è ancora viva.
I carabinieri mortificati, ma gentilissimi, chiedono una scatola per trasportare l’animale dal veterinario.

Di domenica.

Partono con la sirena, intanto chiamano il servizio di assistenza per gli animali.
Io dietro con la mia auto.
Tutti dal veterinario che in un giorno di festa arriva trafelato e senza l’aria di rimprovero che ci aspettiamo.

Il marocchino s’è allontanato non prima di aver avuto assicurazione da mia madre che stava bene.
C’è voluta una decina di giorni perché Milza riprendesse il coraggio di muoversi da sola.

I carabinieri hanno chiesto notizie quasi tutti i giorni.
Mia madre ha pensato di preparare una crostata da portare in caserma.
Lo faremo presto.
L’uomo marocchino non si è più visto.

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