COME SI ALLESTIVA UNO SPETTACOLO

Catania. Teatro Verdi. Via dello Stadio 35.

Ora si chiama via Giuseppe Fava perché proprio lì, davanti al teatro, sull’altro marciapiede, vicino all’officina di un meccanico, ci hanno ammazzato il giornalista che si batteva per una Sicilia e un’Italia meglio di quella che era e che è.

Lo spettacolo da mettere in scena era “Il Gallo” di Tullio Kezich, tratto da “Il Bell’Antonio” di Vitaliano Brancati.

Spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Catania e dalla Plexus T, di Lucio Ardenzi.

Ardenzi, produttore dello spettacolo, era in quel momento il maggior impresario privato nel mondo della prosa in Italia.

Un personaggio storico per il teatro privato, a cui ci rivolgevamo chiamandolo “dottore”.

Era stato cantante di musica leggera e pure marito di Ornella Vanoni da cui ha avuto un figlio.

Protagonista dello spettacolo, Turi Ferro: uno dei più grandi attori italiani di sempre.

La regia era stata affidata a Lamberto Puggelli, nome importante che orbitava nella galassia di Giorgio Strehler.

Scenografie di Paolo Bregni, anche lui milanese che per Strehler aveva firmato molte scenografie importanti.

Dopo le prove a tavolino, un mese in palcoscenico per “mettere in piedi” lo spettacolo con le scenografie già montate, gli attrezzi di scena pronti, i costumi che mano mano venivano realizzati.

Durante le prove, lo spirito di Strehler era sempre più presente.

La regia cercava di scavare nel personaggio principale per tirarne fuori l’anima complessa e indecifrabile.

Puggelli chiedeva più “sangue” voci roche, recitazione drammatica.

La scenografia proposta da Bregni veniva cambiata ogni giorno. Il progetto rivisto perché doveva essere sempre più in grado di supportare adeguatamente la drammaticità del racconto.

Lo scenografo durante una prova notturna esce dal teatro per rinfrancarsi con l’aria fresca della indimenticabile notte catanese.

Un gregge di pecore ha rischiato di travolgerlo.

Rientra in teatro scioccato: “C’erano le pecore. Proprio qui fuori, in pieno centro. Davanti al teatro. Mi hanno circondato e il pastore che diceva cose incomprensibili”.

Abbiamo pensato tutti che fosse un’allucinazione data dalla stanchezza, ma era tutto vero.

Intanto in teatro si procede sulla strada indicata dalla regia, per cercare di proporre uno spettacolo pieno di suggestione drammatica.

Lunghe pause, sguardi truci. Una Sicilia che non avevo mai incontrato durante i miei lunghi soggiorni lavorativi da quelle parti.

Comunque alla fine ci siamo. Due giorni prima del debutto, arriva finalmente il produttore Lucio Ardenzi per assistere ad un’anti prova generale tutta per lui.

L’intenzione era quella di mostrare all’uomo di teatro con grande sensibilità, ma soprattutto alla persona che finanziava tutta l’operazione, il risultato di quelle lunghe prove.

Ardenzi siede in platea con accanto la sua assistente Antonia Brancati. Sì, la figlia di quel Vitaliano autore del testo originale.

Due poltrone più in là, io con la mia consolle per comandare gli effetti di luce faticosamente elaborati in estenuanti prove quasi sempre di notte.

Qualche fila dietro c’è seduta Francesca, figlia di Lucio, che avrebbe poi rilevato l’azienda di produzione teatrale del padre.

Comincia la prova che aveva l’autorevolezza di uno spettacolo vero e proprio.

Dopo poche battute Ardenzi chiede alla sua assistente Antonia Brancati, di prendere un appunto per qualcosa che evidentemente secondo lui andava corretta.

Poi un altro appunto.

Poi un altro ancora e così via per molte volte.

Arriva l’intervallo.

Puggelli, il regista, si avvicina al produttore per capire cosa pensa dello spettacolo fino a quel momento.

Non ti preoccupare Lamberto. Aspetto di vederlo tutto poi ti dico cosa ne penso”.

Si ricomincia. Nessun appunto segnalato più all’assistente Antonia.

Fine della prova/spettacolo. Applausi delle due o tre persone presenti in sala. Si fa così per provare anche la piccola coreografia che vuole gli attori uscire a prendere il saluto del pubblico alla fine dello spettacolo.

Ardenzi non applaude.

Col suo vocione, senza nemmeno alzarsi dalla poltrona della platea, chiama Mario Marchi, l’amministratore.

L’uomo che rappresenta la produzione durante tutta la tournée e che si occupa della parte contabile, delle paghe dei collaboratori, del saldo delle fatture dei fornitori, dei rapporti con le biglietterie dei teatri.

Marchi, mi faccia il conto di quanto dobbiamo fino a questo momento. Saldi tutti e li saluti. Mandi tutti a casa”.

“Ma che significa Lucio”? Fa Puggelli.

Significa – risponde Ardenzi – che io non intendo associare il mio nome a questa puzzonata”.

Rispetto il lavoro fatto, pago tutti, vi regalo scene, costumi e tutto il resto, se volete, questo spettacolo lo portate voi in tournée. Io mi vergogno”.

Gelo che attraversa le ossa di tutti tranne di quelli che queste scenate le avevano già viste.

“Ma Lucio… Possiamo trovare forse una soluzione no? Aggiustare un po’ qua e là…”

E Ardenzi: “Allora facciamo così: vi do ancora due giorni. Fino alla prima. La sera del debutto vengo in platea ad assistere insieme al pubblico, ma voglio uno spettacolo senza sangue, senza pause, senza bava. Uno spettacolo da ridere. Chiaro”?

“Ma Lucio, è proprio il contrario di quello che abbiamo fatto finora”.

Chiaro”?

“Ok chiaro”.

Lo spettacolo fu un trionfo, il pubblico si divertì molto, tutti hanno avuto il piacere di collaborare ad uno spettacolo di successo con protagonista un impareggiabile, inarrivabile, divertente Turi Ferro, diretto da un regista che scoprì di avere una verve comica fino a quel momento insospettata. Pure da lui stesso.

Una bella stagione quella del Gallo prodotto dal Teatro Stabile di Catania e dalla Plexus T di Lucio Ardenzi.

Un gran personaggio Ardenzi. Il dottore. Un teatrante di quelli veri.

E soprattutto molto divertente.

La critica di Franco Quadri su Repubblica

[give_form id=”481″ display_style=”button” continue_button_title=”viva il teatro”]

Il GALLO di Tullio Kezich
tratto da “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati
Regia Lamberto Puggelli
scene Paolo Bregni
costumi Roberto Laganà
musiche Arturo Annecchino
18 gennaio 1989 Teatro Verga
in coproduzione con la PLEXUS T.

Alfio Magnano Turi Ferro
Rosaria Magnano Ida Carrara
Antonio Magnano Emanuele Vezzoli
Il notaio Pugliesi Mico Cundari
Agatina Puglisi Ileana Rigano
Barbara Puglisi Deborah Bernardi
L’avvocato Ardizzone Giuseppe Lo Presti
Elena Ardizzone Guia Ielo
Padre Raffaele Raffaele Giangrande
Mariuccia Clelia Piscitello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.