IL TEATRO CHE NON CAMBIA

Ho avuto modo poche sere fa di assistere alla discussione in divertente dialetto abruzzese fra alcuni tecnici di una compagnia teatrale che ha fatto tappa qui da noi per uno spettacolo. Un concerto al Teatro Caio Melisso.

Uno di loro, evidentemente l’elettricista, rassicura il collega, sul fatto che “… domani vedrai che riuscirò a scoprire perché quel faro non funziona“.

Ai miei tempi (… azz, l’ho detto… ai miei tempi…) chi chiamava “faro” un proiettore veniva perculato: “I fari ce l’hanno le macchine insieme alle frecce e agli stop“.

Il collega dell’elettricista chiede: “Dici che è schiattata la lampada“?

Eh boh – risponde l’altro – per scoprirlo bisognerebbe andare fino lassù con la scala“.

Eh certo, magari con una lampada nuova in saccoccia per cambiare quella che forse è “schiattata“.

Però domani – continua il tecnico – attacco uno strumento che ho portato apposta (si chiama Tester n.d.r.) che con dei puntali, rispettando il monofase e seguendo i colori, per esempio il blu, ma anche il marrone, capisco se è proprio la lampada o chissà che“.

Massimo rispetto per chi come te conosce tutte queste cose. Massimo rispetto” è stata la risposta del collega.

Insomma almeno per quanto riguarda il palcoscenico, fa coraggio sapere che alcuni tecnici e certi divertenti comportamenti continuano ad esserci e forse ci saranno sempre.

Raccontare fregnacce e cavarsi dall’impaccio in cui ci si ritrova quando si conosce poco del prezioso meccanismo che muove lo spettacolo, semplicemente mettendo in fila parole senza senso, c’era al tempo dei “proiettori” e c’è ancora, evidentemente, pure al tempo dei “fari“.

“E ti offro l’intelligenza degli elettricisti cosi almeno un po’ di luce avrà la nostra stanza negli alberghi tristi dove la notte calda ci scioglierà”.

[da Un gelato al limon]

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