A PROPOSITO DELLA MIA PENSIONE

Questa storia la devo proprio scrivere che sennò rischio di dimenticare qualche passaggio.

Parto da lontano, ma tanto anche se pubblico poche righe nel caso queste vicende dovessero aiutare qualcuno, in realtà sono appunti che servono solo a me per quando ci sarà da chiedere, immagino con forza, il riconoscimento di diritti acquisiti.

Dopo una vita da teatrante in giro per l’Italia e non solo, ho deciso di cambiare lavoro e tornare a casa.

Ho acquistato un’attività commerciale, un’agenzia di viaggi, tanto per rimanere vicino a un tema che ho frequentato e, dal punto di vista dei contributi pensionistici, sono passato dall’Enpals, che tutela i lavoratori dello spettacolo all’Inps che si occupa dei commercianti.

L’esperto dell’Associazione Commercianti che avevo contattato nel 2011 per calcolare quanto mancava alla mia uscita dal lavoro, mi aveva assicurato che a settembre 2012 avrei maturato il diritto.

Poi si trattava di aspettare la prima “finestra” utile, che sarebbe arrivata sicuramente prima del gennaio 2013.

Proprio in quei giorni (2011) è passata una persona in agenzia, che ha fatto un’offerta per acquistare la mia attività.

Pochi soldi, ma tanto di lì a poco sarei stato garantito dalla rendita a vita faticosamente guadagnata con anni di lavoro.

Attività venduta. I soldi della vendita usati per campare un anno.

Poi le regole in Italia sono cambiate a causa del dissesto in cui eravamo caduti quindi: Governo Tecnico e Fornero… insomma niente più pensione per tanta gente fra cui mi ritrovo pure io.

Se ne parlerà fra un po’ ma non sappiamo ancora quando…” mi hanno detto i tanti patronati che ho consultato allora.

Situazione familiare economicamente difficile. Abbiamo tirato avanti con lavoretti intanto che tutto quello che avevamo accantonato se ne andava per campare.

E arriviamo, trascinandoci sui gomiti, fino al 2017, quando torno a chiedere ad un altro patronato, di controllare la mia situazione.

Pare che siamo in dirittura d’arrivo: servono 42 anni e 10 mesi dal primo contributo e questa data capita il 1° novembre 2018.

La domanda va presentata verso fine agosto, al massimo entro il mese di settembre.

A luglio 2018, su mia insistente richiesta, l’impiegato molto gentile ha inviato tutto quello che serve per perfezionare la richiesta a mio nome.

Bisognava farlo entro agosto-settembre, l’abbiamo fatto prima per stare tranquilli.

A novembre seguendo le indicazioni del patronato, mi sono dimesso dal lavoro che nel frattempo avevo fortunosamente trovato.

Secondo le incomprensibili regole che governano la richiesta ufficiale di accesso alla pensione, bastava rimanere disoccupato per pochi giorni, perché le pratiche fossero regolari.

Per decenza, ho aspettato un mese prima di ottenere la riassunzione che il datore di lavoro mi ha gentilmente concesso. Non era tenuto a farlo.

Il primo novembre 2018, alle 6 di mattina (le pensioni vengono pagate in anticipo il primo giorno del mese) sono andato a controllare il mio conto dal cellulare.

Mia moglie si è svegliata e ha detto: “Beh, alle sei pare un po’ prestino. Aspetta almeno che gli impiegati comincino il turno di lavoro“.

Giusto.

Non c’era nessun accredito però, manco alle dieci, e poi a mezzogiorno e poi ancora il pomeriggio.

Il giorno dopo, ho controllato ancora e così per tutta la settimana. Niente.

Io naturalmente un paio di mesi di assestamento ce li avevo considerati.

Non sono bastati due, manco tre, nemmeno dieci mesi. E nemmeno un anno. Oggi, novembre 2019, siamo arrivati a quasi 14 mesi e ancora niente.

Nel frattempo tutti mi garantiscono che l’Enpals, ente a cui fanno riferimento i lavoratori dello spettacolo con cui ho maturato il diritto, è normalmente lentissimo.

Ma dai!

Poi sono cominciate ad arrivare le prime scuse. Prima poche, in seguito tante, troppe.

Ne riporto solo qualcuna:

all’Inps in cui è ormai confluita l’Enpals, risulta che io ho due diverse posizioni aperte e il funzionario ha deciso che doveva scegliere quella più vantaggiosa per l’ente.

Praticamente una posizione, la mia, con tutti i contributi necessari e un’altra, caricata da qualcuno non si sa né chi, né perché, con poche settimane e basta, quindi insufficienti per qualsiasi pensione.

Sono andato all’INPS di Spoleto per verificare ed effettivamente risulta che oltre alla mia posizione reale, esiste anche quella di una persona che io stranamente non ho mai incontrato anche se abita a Spoleto, si chiama come me, è nata nello stesso mio anno, anche lui a Spoleto, il primo del mese come me, ma… attenzione… ad aprile invece che a giugno.

Quindi è un altro“. Dico io al funzionario che mi sta aiutando a capire.

Ma non credo sa… avranno sbagliato a scrivere il mese, ma il resto è corretto, quindi questo è lei“.

E l’altro? Quello nato a giugno? Sempre io“?

Osservando la posizione vera, quella con la data di nascita giusta, la funzionaria mi fa: “Comunque non mi pare che lei abbia diritto ad alcuna pensione. Non ancora almeno. Ha una mezza paginetta di contributi e basta“.

Scusi – faccio io – mi gira il monitor così guardo anche io“?

Certo. Ecco“.

Effettivamente si vedeva solo mezza pagina dallo schermo.

Provi a scendere. Page down. Ecco, così“.

Oh mamma mia quanti contributi che cià lei. E perché ancora non prende la pensione“?

Fa la signora stupita.

Ma vuoi vedere che i miei colleghi di Roma si sono fermati alla prima pagina come ho fatto io“?

Eh. Boh! Allora facciamo così: chiedo una verifica a Roma. Spedisco il suo recapito telefonico e verrà contattato come da regolamento, entro 5 giorni“.

Sono passati quattro mesi. Ovviamente nessun contatto. Nessuna telefonata dall’INPS.

Intanto i funzionari del patronato che mi segue, ogni giovedì vanno a Roma, mi dicono, per istruire quelli dell’INPS, su come si fanno i conteggi.

Portano poi il mio caso ad un congresso nazionale a Rimini.

Secondo loro ho diritto alla pensione e pure agli arretrati dal 1° novembre 2018.

Qualcuno dell’Inps propone a noi di denunciare l’ente, cioè loro stessi. Quelli dell’Inps “… sennò non si sblocca“.

Quelli del patronato mi propongono una Class Action perché dopo di me che ho scoperto di essere il “paziente zero“, si sono ammucchiati altri casi simili.

Un’ultima stranezza.

Il vantaggio da me maturato con l’Enpals che ha un calcolo dei contributi diverso in quanto lavoro considerato stagionale, non vale perché l’Enpals adesso non esiste più essendo confluito nell’INPS che ha un diverso conteggio di contributi e tutto il resto.

A questo punto bisognerà pensare a quella Class Action, ma nel frattempo per campare, su consiglio del funzionario del sindacato, facciamo la domanda per ottenere la pensione con Quota 100.

Questo è un diritto che ho ampiamente maturato e il suo riconoscimento mi consentirebbe di cominciare a vedere qualche soldo in attesa della situazione definitiva.

Questa modalità però non consente di lavorare, non si possono fare altri lavori per integrare l’assegno mensile che dovrebbe arrivare dall’INPS, quindi devo lasciare tutti gli impegni lavorativi che mi hanno consentito di campare fino a mo.

Dimissioni già date, anche se non è ancora arrivato l’assegno, perché la condizione per fare domanda di pensione è quella di non essere occupato.

E se si scopre che percepisco un reddito da lavoro dipendente, mi tolgono la pensione (che ancora non ho) per tutto l’anno in corso.

Quindi, a parte il lontano 2012 dove mi sono ritrovato ad essere un Auto – Esodato, ora alla fine del 2019 dopo più di un anno, rimango disoccupato perché mi sono dimesso, in attesa che lo stato mi riconosca un assegno mensile a cui tutti mi dicono che ho diritto.

Appena arriverà quello, si potrà pensare alla Class Action per recuperare gli arretrati che mi spettano.

Il patronato che mi segue, adesso comincia a buttare là che non si sente manco più tanto sicuro quando mi dice “hai diritto agli arretrati“.

E poi, per concludere, quando (se) arriverà Quota 100, non potrò lavorare in regola per integrare l’assegno mensile se non con qualche piccola “prestazione occasionale” per un massimale già prefissato.

Ps di dicembre:

Ah, un’ultima cosa: per richiedere la pensione, ora quota 100, bisogna essere disoccupati, quindi mi sono licenziato dagli impegni sotto contratto che mi hanno aiutato fino a qui a pagare le bollette.

Questa volta senza possibilità di essere riassunto se la domanda dovesse venire respinta.

Questo prima di avere la certezza che la pensione (quota 100) sarebbe stata approvata.

Intanto siamo arrivati alla fine di dicembre 2019, ancora in attesa che arrivi l’assegno che ha iniziato il suo viaggio nell’ormai lontano 2012.

Aggiornamento del 23 gennaio 2020:

Ieri mi ha chiamato il patronato per dirmi che a loro risulta NON cessato il mio rapporto di collaborazione con l’agenzia di viaggi per cui ero Direttore Tecnico.

Eh sì che ho spedito una PEC, di cui conservo ricevuta e a cui è stato risposto.

Tutta questa documentazione allegata ai dati comunicati all’INPS, ma forse non basta.

Oggi dovrò chiedere di verificare la comunicazione delle mie dimissioni nella data giusta.

Ovviamente il mese che non risulta, l’agenzia non mi paga e la pensione non arriva eh.

Spedita la prova delle dimissioni che il consulente del lavoro a cui si è rivolta l’agenzia di viaggi, ha spedito il 24 gennaio.

Come mai“? chiedo

Perché per le dimissioni enotro novembre abbiamo tempo fino al 31 gennaio per comunicare all’Inps“. Mi risponde l’impiegata del consulente.

Sì ma se tu non fai sapere che io non sono occupato, l’Inps non avvia le procedure per la liquidazione della mia pensione“.

Vabbè allora nei prossimi giorni la spedisco vah” Fatto il 24 gennaio.

E mo aspettiamo. Ancora!

Leggendo Dylan Dog, ieri sera, mi sono ritrovato nel ruolo dell’ispettore Bloch, che insegue da sempre una pensione che non prenderà mai.

Continuo ad aggiornare questo articolo sperando di poter scrivere a breve: ARRIVATA!

Kafka a me me spiccia casa.

Aggiornamenti sulla “Via Dolorosa

1° febbraio.

Firenze in albergo insieme alla mia famiglia. Un fine settimana di svago.

11 km a piedi dentro la Galleria degli Uffizi il sabato 1° e 9 km dentro il Museo del Bargello domenica 2 febbraio.

La sera del sabato, mentre cerco di recuperare le forze seduto sul letto, mi arriva una PEC dove l’INPS annuncia di aver “liquidato” la mia pensione.

Nella loro lingua significa non che hanno pagato, ma che hanno approvato il pagamento della quota mensile, riconoscendomi il diritto dal 1° gennaio 2020.

Altro errore. Il mio diritto nella versione “quota 100”, partirebbe da dicembre 2019, ma intanto prendiamo quello che arriva.

Comunque oggi 6 febbraio, sul conto ancora non è arrivato niente.

Speriamo nei primi giorni di marzo. Speriamo.

Intanto ieri ho ricevuto sul mio cellulare un SMS che pubblicizzava l’offerta di finanziamenti per pensionati INPS.

Segno buono no? Significa che da qualche parte in quel mondo risulto come iscritto a una lista di persone in pensione.

Oppure magari mi offrono la possibilità di un prestito perché la strada è ancora lunga?

 

AGGIORNAMENTO CONCLUSIVO:

Arrivata!

Il 7 febbraio ho ricevuto l’accredito di due mesi.

Manca tutto l’arretrato, ma ho paura che per quello ci sarà da sbattere.

Intanto è arrivata!

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2 commenti su “A PROPOSITO DELLA MIA PENSIONE”

  1. Vedi che le br erano propedeutiche! Mi dispiace di questa storia così italiana e ancora di più che chi dovrebbe aiutarti è a disposizione dell’ improvvisazione.

  2. More’ se ci fai un libro sono sicuro che non ne vendi una copia, penserebbero che siano tutte cazzate!!!!
    Che vergogna essere italiani!!!
    Tanti dicono che è colpa della burocrazia, è vero in parte perché la burocrazia è sempre costituita di persone, e ci sono persone efficienti e persone che non servono ad un c…o

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