PICCOLA STORIA DI UNA MULTA

La mia piccola macchina, vecchia, con l’autoradio che ha ancora le cassette. Senza nessun supporto elettronico, ma che per quello che serve a noi in famiglia va bene, è stata parcheggiata in una piazzetta dalle parti di casa mia.

Le ruote posteriori erano poggiate sulla striscia blu, quindi 30/40 centimetri di macchina, erano effettivamente fuori dalla zona destinata al parcheggio.

Questo in realtà succede perché i posti che lì erano due, sono stati in parte occupati da un totem che dovrebbe aiutare i turisti a capire dove si trovano.

Quindi sul posto e mezzo rimasto, in due ci si entra male e a volte se il primo si piazza comodo, il secondo sfora.

Però le regole sono quelle e se la marmitta dell’auto sta fuori dal piombo della zona destinata al parcheggio, può arrivare qualcuno che legittimamente ti fa la multa.

Ci sono solo cinque giorni di tempo per pagarla in forma ridotta. Mi sa che contano anche i giorni di festa e sotto Capodanno e Befana, meglio sbrigarsi.

Vado nell’ufficio della Polizia Municipale per pagare.

Mi accorgo di non aver preso con me la multa, ma un altro foglio che somiglia e che a casa stava nello stesso posto. Però è altro, quindi non serve.

Posso farmi spedire la multa via Whatsapp“? Chiedo.

In che senso“? Mi risponde il simpatico operatore.

Niente niente” rispondo. Ripensando al fatto che la multa in originale è così sbiadita che tutta l’operazione Whatsapp sarebbe inutile.

Faccio una corsa a casa a prendere l’originale

Ricordi che qui chiudiamo alle 11 eh“!

Ah… alle 11“?

Guardo l’orologio: sono le 10,35.

Corro. Vado a casa, prendo la multa, mi precipito nell’ufficio dove si paga. Arrivo pochi minuti prima delle 11.

Prima di entrare guardo il cartello dell’orario sulla porta: Chiusura ore 12.

Quindi non solo chiudono presto, ma anticipano pure per paura che siano costretti a perdere qualche prezioso minuto di vita.

Pago la multa:

Prende la carta“?

NO” sorrisetto che significa, ma scherzi?

Bancomat“?

Nemmeno“.

Pago con l’ultima banconota da 50 euro che ho in tasca.

Mi dispiace non ho il resto“.

Allora che dobbbiamo fare“?

Dovrebbe andare a cambiare. Provi al bar o all’edicola“.

Io“?

La domanda deve aver fatto effetto perché i colleghi del vigile riscossore hanno frugato nelle loro tasche e trovato il resto da darmi. 20 euro in monetine.

In che città siamo? Una qualsiasi in una Italia dove ci potrebbe essere tanto spazio per migliorare i servizi al cittadino.

Il fatto raccontato è frutto della mia fantasia e non è riferito a persone ed eventi reali. Lo scopo di questo racconto è quello di far riflettere sui miglioramenti che le nuove tecnologie possono portare nella vita delle persone.

Una birra

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