CORONA VIRUS, APP, SICUREZZA E PRIVACY

Un po’ di tempo fa, quando qui da noi l’epidemia pareva lontanissima e in Cina invece tutto si era già manifestato nella sua pericolosità e forza, la corrispondente Rai Giovanna Botteri, quella che da quando è partita da New York ed è arrivata a Pechino ha i capelli verdi, ci parlava di App per lo smartphone, utilizzate dal governo cinese per contrastare la pandemia.

Applicazioni usate per ricostruire i movimenti e anche i comportamenti a rischio dei cittadini.

La principale applicazione utilizzata per questo scopo, ci diceva la Botteri, è stata WeChat che conta circa un miliardo di utenti e nessuno in Cina pare ne possa più fare a meno.

Lì si usa per pagare, per accedere ai locali, per acquistare biglietti, per riconoscersi e tanto altro.

A questa applicazione è stato affidato, in tempo di epidemia, il compito di tracciare gli spostamenti e la eventuale vicinanza con individui a rischio o positivi al Corona Virus.

Un contorto giro di interconnessioni digitali, che pare abbia favorito il controllo della diffusione di questa moderna peste nel paese asiatico.

Però lì in Cina, questo strumento è stato messo in campo da subito.

Qui da noi è circa un mese che si parla di pubblicare “Immuni” l’applicazione creata da qualcuno, che dovrebbe fare più o meno quello che fanno già WeChat e altre decine di app.

La paura che ci fa avanzare con molta cautela, qui in Italia, è quella di dover cedere, utilizzando questa tecnologia, una parte importante dei nostri dati personali.

Quei dati per intenderci che da anni transitano liberamente attraverso Facebook, Instagram, tutti i social e tutti i maggiori mercati on line come Amazon, Ebay e altri ancora. Che ormai da tempo molti di noi confidano ad Alexa, allo stesso telefono cellulare che abbiamo sempre con noi.

Noi qui in Italia, ci siamo già dovuti confrontare con un problema simile, durante il terrorismo quando una forte contrazione (giusta o no, non saprei) delle libertà personali, insieme al fenomeno “pentitismo” portò alla sconfitta delle bande che seminarono orrore nel paese.

Insomma giusto il dibattito sull’argomento “privacy”, ma incomprensibili i tempi.

Mia nonna diceva spesso: “Un bel sì, o un bel no…”!

Ecco!

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