FESTIVAL. IL FADO DI MARIZA

Piazza Duomo a Spoleto.

Quasi fresco. Si sta bene in camicia.

Chi ha pensato di indossare una giacca per omaggiare questa “prima”, si muove nervosamente sulla sedia e tenta con l’indice, di fare spazio fra collo e colletto della camicia, magari allentando anche un po’ il nodo della cravatta.

Gli altri se la passano meglio.

L’occasione è quella dei venti anni di carriera della cantante portoghese, di madre mozambicana e padre “tipicamente portoghese” come lo definisce lei Mariza.

Abito bianco. Lustrini.

5 bravi musicisti e una voce che pensavamo non potesse appartenere al Fado.

Abituati come siamo a pensare: Fado = Amalia Rodrigues, ascoltare quelle struggenti melodie raccontate da una voce così squillante e cruda, ci sbarella un po’.

Ci fa sentire come deve succedere allo straniero che pensa alla musica italiana come solo quella di Pupo, Al Bano, Toto Cotugno e si ritrova al concerto di uno di quelli che pure noi autoctoni stanziali guardiamo cercando di capire.

Insomma lo spettacolo in piazza Duomo ci ha insegnato che se il Fado di oggi è quello di Mariza, bisognerà imparare ad abituarcisi.

Il pubblico ha apprezzato anche il fatto che la cantante portoghese non ci ha manco provato ad imitare Amalia. Giustamente.

La città di Spoleto era rappresentata in sala dal sindaco in fascia d’ordinanza.

Presenti molte autorità fra cui anche l’ambasciatore del Portogallo in Italia.

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