LE LUCI

 

Dove si montano le luci in uno spettacolo teatrale?

Per semplicità parliamo qui solo di spettacoli in un teatro al chiuso, con un palcoscenico e una sala ben distinti fra loro.

Quindi non di stanzoni, di cinemoni a volte configurati in maniera bizzarra.

Non parliamo nemmeno di teatri all’aperto come un teatro greco o romano. E nemmeno di palazzetti dello sport o di stadi.

Un teatro classico, con soffitta, sipario, palcoscenico adatto ad ospitare una scenografia costruita.

In questo caso le luci di cui vorrei parlare, sono quegli apparecchi che una volta si chiamavano proiettori, poi per qualcuno sono diventati riflettori, per altri addirittura fari mentre siamo in attesa di arrivare a quelli che prima o poi li chiameranno forse lampioni.

Le luci, intese in senso generale, vanno posizionate ovviamente dove ce n’è bisogno a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.

Quindi in alto sulle americane, come si chiamano quelle lunghe barre montate apposta per ospitare i proiettori. Le americane sono quelle che hanno preso il posto delle vecchie bilance, anche quelle appese in soffitta con delle corde.

I proiettori si montano lavorandoci da terra sull’americana che viene poi sollevata fino al livello di lavoro e dopo con la scala si sale per puntare le luci ed eventualmente aggiungere una gelatina, cioè un filtro colorato.

Una pratica ormai sempre meno utilizzata grazie al sempre più massiccio uso di luci motorizzate la cui posizione e il colore, possono essere regolati da terra.

La prima americana è quella posizionata appena dietro il sipario.

Poi ce ne saranno altre a seconda delle esigenze dello spettacolo, fino all’ultima più dietro, detta di controluce.

Le luci si possono sistemare anche lateralmente alla scenografia, su delle piantane. Tubi posizionati in verticale dove sono montate delle staffe a cui si ancorano i proiettori.

Queste luci dette di taglio, sono fondamentali per il balletto. Hanno la capacità di staccare il ballerino dal fondo e dare profondità all’esibizione.

Una volta al posto delle piantane si usavano “le cantinelle” strisce di legno dove venivano fissate file di lampadine.

Le luci possono anche essere posizionate a terra, come per esempio nel caso di illuminazione di un fondale.

Dietro un elemento di scenografia (rivetta) si poggiano per terra dei corpi illuminanti pensati proprio per l’utilizzo da quella posizione.

Le luci possono essere montate anche dietro una porta che si apre, sul fondino che simula il panorama da una finestra, dietro un qualsiasi passaggio e saranno sorgenti di luce dell’intensità e del colore necessari.

Fino alla metà del secolo scorso, non era prevista la possibilità di istallare luci in sala per illuminare lo spettacolo. Diciamo che nessuno ci aveva mai pensato.

Il palco è quello e quell’altra è la sala. Vietate le contaminazioni.

Il primo che utilizzò delle luci montate su staffe dai palchetti di proscenio, fu un signore che si chiamava Vannio Vanni, presente ai primi Festival di Spoleto, diventato poi responsabile delle luci alla Scala di Milano, che per primo pensò a bucare metaforicamente quel velo immaginario che separa il palco dalla sala.

Da allora quasi tutti gli spettacoli hanno un supporto di illuminazione anche dalla sala del teatro.

Tutto questo parco luci, va gestito dall’elettricista attraverso una consolle, che ormai è un vero e proprio computer, collegato ai gruppi di potenza, che sono fondamentali strumenti creati per agire sull’intensità della luce.

Gli effetti si ottengono con la programmazione della consolle.

Ma quanto ci sarebbe da dire sulle luci? Quanti esempi, quante invenzioni? Quante.

Adesso per esempio mi torna in mente un effetto straordinario dove c’era il coro composto da tante persone, completamente illuminato e in mezzo una sola persona, il protagonista, completamente al buio.

Per niente facile da fare, ma si fa.

Con le luci si fanno tante cose, alcune veramente straordinarie.

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