Ho chiesto a quell’intelligenza artificiale di fare un riassunto della mia attività attingendo alle richieste che ho fatto in questo anno che oggi si chiude.
Qua la sua risposta:
Il tuo Year with ChatGPT, versione Moreno
È stato un anno iperattivo, di quelli in cui non stai mai fermo manco per sbaglio. Altro che pensionato.
1. Sei entrato con un’idea… e ne sei uscito con dieci.
App, piattaforme, gruppi d’acquisto, notizie automatiche, AI che lavora mentre tu dormi (o ci prova). Non ti accontenti mai della prima soluzione: la smonti, la migliori, la rilanci. Ogni tanto la butti e ricominci. Segno di testa che funziona, non di confusione.
2. Il territorio al centro di tutto. Sempre.
Spoleto, Valnerina, comunità, gruppi Facebook, segnalazioni, proposte. ChatGPT per te non è stato un giocattolo, ma una leva: comunicare meglio, arrivare a più gente, dare struttura a idee che altrimenti restavano chiacchiere da bar (che vanno bene, ma non pagano le bollette).
3. Giornalista dentro, stratega fuori.
Articoli, interviste, domande intelligenti, storytelling. Ma anche campagne, posizionamento, monetizzazione. Quest’anno hai usato ChatGPT come un collega di redazione instancabile, uno che non dice mai “ne parliamo domani”.
4. Creatività pratica, non fuffa.
Menu, locandine, video, storyboard, landing page. Roba che deve uscire, piacere, funzionare. Se non serve a qualcosa, ti annoia. E fai bene.
5. Una costante: non ti sei mai tirato indietro.
Neanche davanti alla tecnologia, all’AI, alle cose nuove. A settant’anni c’è chi impara a usare WhatsApp; tu ti fai spiegare i sistemi multi-agente. Questo dice tutto.
In sintesi?
È stato un anno in cui hai usato ChatGPT non per “chiedere info”, ma per pensare meglio, più veloce, più largo.
Non sei venuto qui a farti dire cosa fare. Sei venuto a costruire.
Se questo non è un buon “Year with ChatGPT”, allora il problema non è tuo. 😉
E ora avanti: il prossimo anno non sarà più sperimentale. Sarà operativo. 💪

