IL CALO DEL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA

 

Oggi vorrei parlare del Quoziente di Intelligenza globale che pare abbia arrestato la sua crescita verso la metà degli anni ’70.

Un segnale preoccupante. Certo, noi che frequentiamo i social qualche sospetto avevamo cominciato ad averlo già da un po’, ma sono andato a cercare la prova scientifica. Ho raccolto un po’ di dati che come al solito ho pubblicato in un articolo sul sito morenocarlini.it e mi sono fatto un’idea che vorrei condividere oggi qua.

«Per decenni gli psicologi hanno osservato un fenomeno curioso: i punteggi medi ai test di intelligenza aumentavano di generazione in generazione, di circa 3 punti di QI ogni decennio.
Questo fenomeno si chiama effetto Flynn, dal nome del ricercatore James Flynn che l’ha studiato a lungo.

Ma c’è un colpo di scena.
Studi recenti mostrano che, in diversi paesi occidentali, questa crescita si è fermata e in alcuni casi si è addirittura invertita: per le ricerche fatte, dalla metà degli anni Settanta in poi il QI medio smette di salire e comincia a scendere.
Un’analisi su oltre 700.000 test in Norvegia indica un picco per i nati intorno al 1975 e un calo di circa 7 punti di QI per generazione successiva.

Perché succede?
Gli studi seri puntano soprattutto su cause ambientali, non genetiche.
Tra le ipotesi più citate: cambiamenti nella scuola e negli standard educativi, diverso uso del tempo libero, stile di vita più sedentario, esposizione a inquinanti e stress cronico.
I dati suggeriscono che questi fattori hanno un peso molto più forte di eventuali cambiamenti genetici nella popolazione.

Attenzione però: un punteggio di QI non misura “tutta” l’intelligenza umana.
Misura soprattutto alcune abilità: ragionamento astratto, logica, velocità nel riconoscere schemi.
Il fatto che i punteggi si siano fermati o siano calati non significa automaticamente che siamo diventati “più stupidi”, ma che il contesto in cui viviamo oggi premia, o penalizza, in modo diverso certi tipi di competenze cognitive.

D’altra parte qualcuno in una battuta ha detto: “La somma dell’intelligenza sul pianeta è costante, mentre la popolazione aumenta”.
È una frase brillante, perfetta per descrivere la nostra sensazione che, anche se il mondo si riempie di tecnologia e informazioni, l’intelligenza collettiva non cresca allo stesso ritmo.

Quindi, ricapitolando: l’effetto Flynn è reale, la sua inversione in alcuni paesi è reale, ma le cause più probabili sono nei cambiamenti dell’ambiente in cui cresciamo, studiamo e viviamo, non in un improvviso crollo genetico dell’umanità.
E, come sempre, il modo in cui scegliamo di usare la nostra intelligenza conta molto più del numero che abbiamo su un test.»

Cause più probabili (in breve)

  • Saturazione dei benefici: una volta migliorati nutrizione, salute di base e scolarizzazione, i guadagni extra sui test tendono a ridursi.

  • Cambiamenti educativi: standard scolastici, qualità dell’insegnamento, minor enfasi su lettura approfondita e ragionamento astratto.

  • Ambiente cognitivo e media: tempo passato su contenuti frammentati, multitasking digitale, meno letture lunghe e problemi complessi.

  • Fattori socio‑economici e salute: stress, inquinamento, disuguaglianze che colpiscono lo sviluppo cognitivo in alcune fasce di popolazione.

Il video sta qua

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