Sei andato via nell’agosto del 1991. Avevi vissuto tutta la vita in un’Italia che sembrava immobile, solida, sempre uguale a sé stessa.
La Democrazia Cristiana al governo da quarant’anni. Il Partito Socialista di Craxi che comandava a Milano. I partiti che decidevano tutto — i lavori, le carriere, gli appalti. Lo sapevamo tutti com’era fatta quell’Italia papà. Si accettava e basta.
Tu in quel mondo ci avevi lavorato con onestà. Con l’intuito, con le mani, con i calcoli fatti a mente o su un foglio. Avevi inventato soluzioni quando non ce n’erano, trovato strade dove gli altri non le vedevano. Quel lavoro vero, fatto di testa e di fantasia, lo portavi avanti in un sistema che spesso premiava altro.
Lo sapevi. Non te ne facevi una malattia, ma lo sapevi.
Ecco, quello che non hai fatto in tempo a vedere è che quell’Italia è crollata. In pochissimo tempo, e in modo che nessuno si aspettava.
Era il febbraio del 1992, sei mesi dopo che te n’eri andato. A Milano arrestarono un funzionario del PSI con una mazzetta in mano. Una cosa piccola, in apparenza. Si chiamava Mario Chiesa. Nessuno immaginava che quell’arresto avrebbe tirato un filo che non si sarebbe più fermato.
Lo chiamarono Mani Pulite. I magistrati di Milano — Di Pietro, Borrelli, Colombo — cominciarono a tirare quel filo. E venne fuori tutto. Tangenti sugli appalti pubblici, finanziamenti illegali ai partiti, accordi sottobanco tra politica e imprenditoria. Quello di Mario Chiesa non era un caso isolato. Era un sistema. Lo chiamarono Tangentopoli.
In due anni, papà, furono indagati oltre quattromila persone. Ministri, parlamentari, imprenditori. Craxi — quello stesso Craxi che era stato potentissimo — fuggì in Tunisia, ad Hammamet per non farsi arrestare, e lì morì in esilio. La Democrazia Cristiana, quarant’anni di governo, si sciolse. Sparì. Come se non fosse mai esistita.
Quel mondo che avevi conosciuto si disfece. E ne nacque un altro, che qualcuno chiamò la Seconda Repubblica. Facce nuove, partiti nuovi, promesse di cambiamento. Ma te lo dico come te lo direi davanti a un caffè, papà: quel mondo si ricostruì, sì, ma non poi così diverso. Le fondamenta erano le stesse.
Le tangenti non sparirono. Cambiarono forma. Qualcuno ha detto, e non ha tutti i torti, che sono semplicemente diventate più care e più sfacciate. E che chi le tratta oggi lo fa con meno vergogna di prima, quasi con una certa sicurezza di sé. Come se nel frattempo avessero imparato a stare più attenti, a coprirsi meglio, a non lasciare il filo che sporge.
Tu quella politica la seguivi. Ti ricordo con il giornale in mano la mattina. Credo che avresti avuto molto da dire. Avresti fatto quella faccia — quella che facevi quando una cosa ti sembrava insieme giusta e amara.
Mi manchi, papà. E ogni tanto penso a quanto avresti avuto da commentare.

