VINTAGE DIGGÉI

Hanno sballato l’età giusta per farlo il DJ.

Indossano un cappello o un berrettino da baseball.

Più raramente, ormai, la bandana.

Si muovono al ritmo della musica che mettono su.

Sorridono spesso e alzano il dito pollice in segno di OK. A volte tutti e due i pollici insieme.

Fanno l’occhiolino alla telecamera che in genere è quella del loro telefonino.

Usano la ripresa da selfie per questo le scritte dietro di loro sono sempre al contrario.

L’effetto specchio.

Ammiccano a qualcuno fra il pubblico che vedono solo loro.

Per la maggior parte, questi DJ sono rasati, mentre altri, i più coraggiosi, insistono con il capello lungo (il singolare non è a caso) che hanno provveduto a tingere di scuro.

Qualcuno sfoggia il codino spesso molto poco folto e lo agita con forza.

Non disdegnano il gel per i capelli.

Acqua di colonia antica. A volte azzardano addirittura il patchouli.

L’orecchino non manca quasi mai come i tanti, troppi, bracciali al polso.

Ah, ovviamente le braccia sono ben tatuate con motivi tribali, con la data di nascita del nipote, e poi pugnali, teschi e altri segni poco comprensibili, buoni per tutte le occasioni. “Mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana…

E ballano sempre, dietro la consollina di cui smuovono in continuazione i pippolini.

Mettono musica che hanno sentito forse alla radio ieri sera prima di vincere l’insonnia e la alternano a quella che si ascoltava decenni fa nelle cantine, quando chi metteva i dischi non si chiamava DJ ed era lo sfigato come quello che suonava la chitarra la sera in spiaggia.

Ho cominciato a scrivere questa riflessione per dire che mi fanno un po’ tristezza questi archeo dj, ma andando avanti mi scopro che pure io sto spippolando.

Magari solo sulla tastiera del computer e non con i tasti della consollina, ma eccomi qua a spippolare.

Certo, non mi ritrovo a ballicchiare e non indosso il berrettino americano che in America non usano più da parecchio, però adesso non mi viene proprio da dire che mi fanno tristezza.

È che ne conosco tanti di questi personaggi, alcuni miei coetanei, che si riscoprono dj.

Quando li incontri ti salutano dicendo “…vado a suonare al bar in piazza. Vieni a sentirmi”?

In realtà vanno a mettere i dischi e a spippolare tastini che secondo me sono proprio scollegati. I tastini.

Penso che smuovere i pippolini serva solo per sfogare il tic del dj che deve toccare qualcosa della consollina.

Intorno sfarfallano luci colorate.

Da un po’ ci risparmiano la palla con gli specchietti che gira.

E tum e tum e tum… eeee… suuuu… tutti su le manoooo!

Il video che segue va visto!

Be a Hero! #robadapazzi #theworldofdjing

Pubblicato da Ruben Mandolini su Lunedì 17 novembre 2014

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