FESTIVAL. IL GABBIANO

Teatro Caio Melisso. Progetto Cechov.

Ero ormai convinto che la lista degli spettacoli belli che la vita mi ha riservato, fosse finita.

Invece no.

Me ne è toccato un altro e in un momento in cui non me lo aspettavo proprio.

Festival di Spoleto. Leonardo Lidi, dopo “La Signorina Giulia” a San Simone l’anno scorso, torna ora con questa opera di Cechov e la arricchisce con personaggi brillanti, riflessivi, ammiccanti, ma soprattutto pieni di ritmo e passione.

Un bello spettacolo insomma che sarebbe da vedere, ma visto che andrà in giro per l’Italia, non mancherà l’occasione anche per chi non ci riesce a Spoleto visto che sono rimasti pochissimi posti.

Sono apprezzabili, oltre i costumi, la scenografia e le luci, anche i movimenti di scena che vedono il ring delle luci scendere sulle teste dei personaggi.

Lidi non ha paura della lunghezza dello spettacolo e invece secondo me un po’ dovrebbe averne.

Asciugare un po’ la seconda parte regalandole l’intensità della prima non sarebbe male a mio avviso.

Ma lo spettacolo regge alla grande e si esce contenti di aver finalmente potuto tributare un applauso sincero.

REGIA

Leonardo Lidi

CON (IN O.A.)

Giordano Agrusta, Maurizio Cardillo, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Orietta Notari, Tino Rossi, Massimiliano Speziani, Giuliana Vigogna

SCENE E LUCI

Nicolas Bovey

COSTUMI

Aurora Damanti

SUONO

Franco Visioli

ASSISTENTE ALLA REGIA

Noemi Grasso

Dopo il successo ottenuto con La signorina Giulia, Leonardo Lidi torna al Festival dei Due Mondi con un altro grande classico del teatro moderno: Il gabbiano, capolavoro di Anton Čechov, nuova produzione dal Teatro Stabile dell’Umbria in collaborazione col Festival dei Due Mondi.

Capovolgendone il punto di vista, Lidi racconta la storia di un Gabbiano che viene ucciso per la mano vigliacca di un giovane in riva al lago. «Se il pennuto fosse ancora in vita, e soprattutto se potesse parlare» commenta il regista «avrebbe tutto il diritto di chiedere al suo assassino, il giovane Kostantin, il perché di tanta ingiustificata cattiveria. E Kostantin, dall’alto del suo misero dolore, potrebbe balbettare qualcosa sulla sua infelicità, sul suo continuo fallimento, e su quanto non sia corrisposto dalla giovane Nina».

Ispirato in questo suo ultimo lavoro dalle canzoni di Enzo Jannacci, in particolare da Ecco tutto qui, Leonardo Lidi ci mostra come l’amore, il «maledetto amore», sia alibi e distruttore in un mondo in cui la cattiveria «lascia sempre qualcuno a ballare con la scopa».

Il lago, sulle cui rive si consuma la tragedia, racchiude l’amore di personaggi distratti, nessun protagonista, gente che si annoia e che un po’ annoia anche noi, individui non troppo interessanti, vestiti con “pantaloni a scacchi e scarpe bucate”.

«Anton Čechov» – conclude Lidi – «mi fa comprendere che alla fine non c’è niente da vincere e che nessuna situazione si può gestire fino in fondo, mi rassicura e mi abbraccia raccontandomi che il mordente è roba giovanilistica e che questa mania di controllo che tanto ci tranquillizza va mandata lentamente a quel paese».

Produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con
Spoleto Festival dei Due Mondi.

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