Il Ritorno delle “Camere di Verdura”: Gli Arazzi di Cristina di Svezia tornano a Splendere a Palazzo Collicola
Il patrimonio artistico di Spoleto si riappropria di un tassello fondamentale della sua storia. Grazie all’instancabile energia di Ada Urbani e dell’associazione Festival Friends, due dei cinque preziosi arazzi appartenuti a Cristina di Svezia sono stati restaurati e ricollocati nella loro dimora di Palazzo Collicola, alla presenza delle massime autorità cittadine e regionali.
Una collezione nata da una “sindrome d’acquisti”
La storia di questi manufatti inizia nel Seicento, quando la regina Cristina, dopo la conversione al cattolicesimo, lasciò Stoccolma per stabilirsi a Roma. Sebbene avesse portato con sé circa 70 arazzi, la sua insaziabile passione per l’arte — definita dalla professoressa Sapori come una vera “sindrome di acquisti” — la portò a commissionare nuove opere nei Paesi Bassi.
Mentre per molto tempo si è creduto che questi arazzi fossero di manifattura brussellese, le ricerche hanno rivelato che la commissione di 31 arazzi fu affidata a Bartholomeus Pangok, un celebre arazziere di Delft specializzato nelle cosiddette “boscherecce”. A causa dell’imponenza del lavoro, Pangok dovette avvalersi della collaborazione di botteghe a Gouda e Bert.
Il “colpo di scena” dei palmi romani:
Un dettaglio curioso e quasi teatrale riguarda la realizzazione tecnica di questi pezzi: da Roma furono inviate le misure delle pareti espresse in palmi romani, un’unità di misura totalmente ignota agli artigiani fiamminghi. Il risultato fu che nessuno dei 31 arazzi, una volta arrivati a destinazione, si adattava alle stanze cui era destinato, costringendo i curatori a metterli da parte o adattarli forzatamente.
Questi manufatti appartengono alla tipologia delle “camere di verdura”: veri e propri dispositivi scenici pensati per trasformare le sale dei palazzi in giardini d’inverno artificiali. Boschi monumentali, fiumi, montagne e pianure venivano dispiegati senza soluzione di continuità sulle pareti, creando un effetto immersivo di grande suggestione.
Da Roma a Spoleto: un viaggio travagliato
Alla morte di Cristina, la sua collezione passò al Cardinale Azzolino di Fermo, ma a causa dei debiti ingenti, gli eredi furono costretti a vendere tutto. Gli arazzi entrarono così in un vorticoso mercato dell’antiquariato, passando per la famiglia Odescalchi prima di approdare ai Collicola a Spoleto.
Per lungo tempo, questi capolavori hanno subito un destino ingrato: testimoni oculari ricordano ancora quando, nella sala del consiglio, gli arazzi apparivano “inchiodati e ripiegate sulle pareti”, esposti al fumo e all’incuria.
Il miracolo del restauro
Il restauro odierno, sostenuto dai Festival Friends, restituisce non solo i colori vibranti, ma anche quel realismo tipico dell’arte fiamminga.
Come evidenziato dalla professoressa Sapori, l’opera di pulitura permette oggi di percepire dettagli quasi sensoriali: il “tremolio delle foglie” colpite dalla luce, il frullo d’ali di un uccello o il movimento furtivo di una lepre nel sottobosco.
La ricollocazione dei primi due arazzi a Palazzo Collicola è solo l’inizio di un percorso che mira alla ricostituzione dell’intero ciclo.
La speranza, condivisa dalle autorità e dagli studiosi, è che presto tutti e cinque gli esemplari superstiti possano tornare a formare quel bosco incantato che tanto affascinò la “Regina di Roma“.
Presenti all’incontro il Sindaco di Spoleto Andrea Sisti, il Direttore dei Musei comunali Saverio Verini, l’Onorevole Federico Mollicone, Ada Urbani, la Professoressa Giovanna Sapori, oltre a studiosi ed appassionati della storia dell’arte della città.
Molto pubblico a dispetto del caldo della giornata. Molti ventagli in movimento.


