
L’alchimia del rimpiazzo: il sabato sera di Francesco Piemontesi a Spoleto
Succede che la vita, con quel suo modo bizzarro di rimescolare gli spartiti all’ultimo secondo, decida di metterci lo zampino. Il forfait di Arcadi Volodos per motivi di salute andava risolto.
Spoleto, e il suo Festival dei Due Mondi, non sono posti da facili rassegnazioni. Sabato 4 luglio alle 20:30, tra i velluti del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, la scena non è restata vuota.
Al suo posto è arrivato Francesco Piemontesi, e non è un semplice “sostituto”, ma un’epifania necessaria.
C’è qualcosa di profondamente umano in questo passaggio di testimone, quasi una trama da romanzo di Belleville dove, nel momento del bisogno, spunta il talento puro a salvare la serata.
Piemontesi non è tipo da facili esibizionismi.
Per lui, come ama ripetere, la musica è una faccenda seria, viscerale: «Fare musica è come una seconda lingua per me. La sento come una necessità esistenziale. Non voglio intrattenere il pubblico, voglio farlo partecipare alle dimensioni profonde della musica».
In un’epoca che ci bombarda di intrattenimento usa-e-getta, questa dichiarazione suona come una forma di resistenza civile, un invito a fermarsi e respirare.
La critica internazionale lo adora per quella sua musicalità interiore, un gioco di sensazioni che gli si legge in volto mentre suona, riflesso fedele di un pensiero che nasce da dentro.
È un pianista che non suona per le dita, ma per l’anima, capace di un timbro rotondo e di una sensibilità che scava nell’intimo senza mai perdere di brillantezza.
Il programma della serata è stato un viaggio nel cuore del Romanticismo, tra le luci e le ombre di due giganti:
- Franz Schubert: Sonata D894 in Sol maggiore.
- Franz Liszt: Années de Pèlerinage, Première Année, Suisse.
Piemontesi, che nel 2025 è stato protagonista del documentario The Alchemy of the Piano, porta con sé l’esperienza dei palchi più prestigiosi del mondo, dalla Filarmonica della Scala alla Chicago Symphony.
