FESTIVAL. LE CROCODILE TROMPEUR / DIDON ET ÉNÉE

San Simone. Quella chiesa sconsacrata in Piazza Campello dove abbiamo assistito alla messa in scena di capolavori assoluti nel corso degli anni.

Questa volta tocca al Coccodrillo Truffatore, messo in scena per il Festival di Spoleto.

Una proposta bizzarra che ha acceso la curiosità di molti.

Leggo nel programma di sala:

Ideato a partire dalla celebre opera barocca Dido and Aeneas di Henry Purcell e attingendo ad ambiti diversi quali la letteratura – dall’Eneide di Virgilio ai Sonetti di Shakespeare – il cinema, il documentario e la pittura, Le Crocodile trompeur / Didon et Enée di Samuel Achache e Jeanne Candel intreccia magistralmente mito e tragedia, musica e azione teatrale, in una «farsa contemporanea» che resiste alle classificazioni di genere, andando molto oltre la sperimentazione teatrale.

Ecco, io l’ho visto tutto fino alla fine, perché francamente non capita molto spesso di assistere a uno spettacolo così particolare.

Certo, sono stato tentato di uscire prima della fine, ma non ho avuto la forza e nemmeno il coraggio di farlo.

Qualcuno questa forza ce l’ha avuta e qualcuno di noi li ha guardati andare verso la libertà, con un po’ di invidia.

Io sono rimasto lì a sentire attori che parlano l’italiano di Stanlio e Ollio, che si buttano e rotolano per terra, che si lanciano calcinacci, che imbracciano uno strumento e lo suonano, poi lo buttano via, poi lo riprendono mentre uno di loro si arrampica su una pila di scatole vuote indossando scarponi da sci…

Inizia tutto con un lungo racconto in francese tradotto da una ragazza che non conoscendo perfettamente l’italiano qualche volta butta là.

Brava comunque, la ragazza.

Poi c’è il momento in cui gli attori diventano mimi e poi musicisti e poi declamatori con tanto di braccio verso l’alto e poi cantanti e poi dopo più di due ore finisce tutto.

Beccano anche un sacco di applausi. Io non me la sono sentita.

Fuori, in piazza, incontro degli amici a cui comunico la “boiata pazzesca” che mi sono appena sorbettato.

Proprio in quel momento arriva un politico spoletino che con gli occhi ancora sognanti mi dice: “… visto che spettacolo siamo riusciti a portare al Festival”?

Non me la sono sentita di spegnere la gioia negli occhi di quell’amante del teatro e ho annuito mentendo: “…sì. Proprio bello. Complimenti”.

Pavido e codardo sono stato.

Ma adesso mi pento e faccio outing:

credo sia lo spettacolo più brutto a cui ho assistito negli ultimi 5/6 anni.

Spero che il mio amico politico non legga questo articolo in modo da rimanere nella legittima convinzione di aver assistito ad un capolavoro.

Brutto, ma brutto brutto. Brutto forte.

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